Cosa fare se la domanda di cittadinanza italiana viene rigettata per la presenza di procedimenti penali? L’Avv. Sara Belotti risponde in questa news!

Domanda di cittadinanza: cosa fare se rigettata?

Prima di presentare la domanda di cittadinanza italiana presso la competente Prefettura, sia che si tratti di cittadinanza per matrimonio o per residenza, è opportuno per il richiedente effettuare una verifica del proprio Casellario Giudiziale.

La domanda deve essere presentata al fine di verificare che non vi siano precedenti penali preclusivi per l’ottenimento della cittadinanza Italiana.

La Pubblica Amministrazione, infatti, potrebbe ritenere “non meritevole” colui che in passato abbia riportato una, o più di una, sentenze di condanna.

La Pubblica Amministrazione, come noto, gode di un ampio potere discrezionale che gli permette di valutare la meritevolezza di ogni richiedente sotto diversi profili.

Domanda di cittadinanza

Come fare in caso di precedente penale

Se il richiedente riscontra un precedente penale nel proprio Casellario, è importante provvedere immediatamente al deposito di un’istanza di riabilitazione o l’incidente di esecuzione, per ottenere l’estinzione del reato e degli effetti penali.

Nel caso di richiesta di cittadinanza per matrimonio, la legge n. 91 del 1992, riporta all’art. 6, quali siano le condanne che impediscono l’acquisto della cittadinanza italiana.

Si tratta, in sostanza di tutti quei reati contro la personalità dello Stato, ovvero i delitti non colposi per i quali la legge prevede una pena non inferiore nel massimo a tre anni.

Domanda di cittadinanza rigettata: cessazione o estinzione del reato

La legge prevede espressamente che l’istituto della riabilitazione fa cessare l’effetto preclusivo della condanna.

Nel caso di cittadinanza per residenza è sempre opportuno chiedere ed ottenere la riabilitazione o l’estinzione del reato.

È opportuno precisare che in questi casi la valutazione dell’Amministrazione comprende tutti gli aspetti della vita e della condotta del richiedente: verrà quindi valutato quando il fatto è stato commesso, la gravità del fatto commesso, ovvero il tempo trascorso dalla commissione del fatto e l’intervenuta eliminazione degli effetti penali.

Procedimenti penali pendenti

Spesso può accadere che la Pubblica Amministrazione rilevi che vi siano dei procedimenti penali a carico del richiedente non ancora definiti, ma pendenti.

In questi casi, il Ministero dell’Interno può notificare all’interessato il c.d “preavviso di rigetto” della domanda, a seguito del quale è possibile, entro il termine di 10 giorni, depositare una memoria difensiva, al fine di convincere l’amministrazione che la domanda di cittadinanza sia meritevole di accoglimento e che il richiedente non rappresenti un pericolo per la sicurezza della Repubblica.

Attraverso tale memoria difensiva e, se opportuno, producendo documentazione a supporto, è possibile fornire alla Pubblica Amministrazione tutti gli elementi utili necessari all’ottenimento della cittadinanza Italiana.

Decorsi i 10 giorni senza il deposito di una memoria, il preavviso di rigetto diviene definitivo e non si potrà più far valere le proprie ragioni e osservazioni, se non attraverso l’impugnazione del rigetto della domanda di cittadinanza al competente T.A.R. (tribunale amministrativo regionale).

L’importanza di affidarsi ad un professionista

E’ fondamentale rivolgersi ad un Avvocato che si occupi di diritto dell’immigrazione e che abbia piena conoscenza della legge che regola il diritto degli stranieri al fine di ottenere la cittadinanza italiana.

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